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Marocco: ecco la più antica struttura difensiva del Nord Africa

15 settembre 2026


Nel Marocco nord-occidentale, nuovi scavi condotti a Oued Beht, hanno portato alla luce un sistema di fossato e terrapieno risalente a 3.500 – 4.000 anni fa, ulteriormente fortificato in epoca medievale da un imponente muro in pietra. La scoperta è  frutto del lavoro di un’équipe internazionale alla quale partecipa anche il CNR, e  aggiunge un nuovo  importante tassello alla ricostruzione della storia profonda del Maghreb attraverso uno dei più importanti insediamenti preistorici del Mediterraneo occidentale.

La struttura difensiva indagata nel sito di Oued Beht (foto: G. Lucarini, Archivio OBAP).

Scoperta eccezionale

Spiega Giulio Lucarini dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale del CNR e dell’ISMEO: «Il sito di Oued Beht ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale sin dal 2021 quando, su un crinale che domina l’omonimo corso d’acqua nella provincia di Khémisset, è venuto alla luce un insediamento esteso su circa dieci ettari, databile tra la metà del IV e gli inizi del III millennio a.C., dove viveva una fiorente comunità di agricoltori che intratteneva rapporti fin nella penisola iberica».

Carta del Marocco con la posizione del sito di Oued Beht (elaborazione: T. Wilkinson, Archivio OBAP).

Sistema difensivo

«La nuova campagna di scavi  – prosegue Lucarini – ha poi permesso di risolvere un enigma che durava da quasi un secolo. Rimanevano da accertare l’epoca di costruzione e la funzione delle strutture difensive che delimitano un’ampia area quadrangolare nel settore meridionale del sito. Al di sotto della muratura visibile, sono stati individuati un ampio fossato e un terrapieno, realizzati tra l’inizio e la metà del II millennio a.C., circa 3.500 – 4.000 anni fa. Si tratta della più antica struttura difensiva finora individuata in Nord Africa al di fuori della Valle del Nilo: il sistema sbarrava l’estremità meridionale dell’insediamento, sfruttando la conformazione naturale del crinale e rendendone più agevole la difesa. Diciassette nuove datazioni al radiocarbonio hanno permesso di ricostruirne la sequenza costruttiva e di definirne con maggiore precisione la cronologia.

Fotografia aerea da drone del sito di Oued Beht (foto: A. Garcia-Molsosa e T. Wilkinson, Archivio OBAP).

Nuove prospettive

Le comunità del II millennio a.C. del Maghreb nord-occidentale erano quindi in grado di concepire e realizzare grandi opere, su una scala finora non documentata. Le dimensioni del complesso testimoniano una notevole capacità di pianificazione e organizzazione del lavoro, riflettendo una società articolata capace di strutturare lo spazio insediativo secondo precise esigenze e strategie. Nel corso del tempo, infatti, il nucleo dell’abitato venne spostato dall’area settentrionale più aperta, verso lo sperone roccioso a sud, più protetto e difendibile. Le nuove evidenze permettono inoltre di comprendere meglio le possibili relazioni tra Oued Beht e le regioni circostanti.

Accetta levigata rinvenuta in una delle trincee scavate nel sito di Oued Beht (foto: H. Benattia, Archivio OBAP).

Équipe internazionale

I risultati sono frutto della terza campagna di scavo dell’Oued Beht Archaeological Project (OBAP) e sono pubblicati sulla rivista Libyan Studies. Con il CNR ISPC hanno realizzato lo studio l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine del Marocco, l’Università di Cambridge e l’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, sotto la direzione di Giulio Lucarini, Youssef Bokbot e Cyprian Broodbank.

Attività di documentazione nel sito di Oued Beht (foto: G. Lucarini, Archivio OBAP).

L’avvio dei lavori all’alba nel sito di Oued Beht (foto: G. Lucarini, Archivio OBAP).