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Attenzione: questa è una “vera” fake news!

29 ottobre 2026


Cattiva Intelligenza artificiale e assoluta fede nei social media stanno creando “mostri” anche in ambito archeologico.
La foto di sinistra in apertura, tanto falsa quanto virale “grazie” a un post di Instagram sui famosi calchi di Pompei –  ne è l’ultimo esempio in ordine di tempo.
Questa volta però il grido di allarme del direttore del celebre Parco Archeologico ai piedi del Vesuvio non si è fatto attendere.

I calchi (veri) rinvenuti nella casa del Bracciale d’Oro  

fuorvianti

«È davvero sconcertante, anzi direi ripugnante, vedere al tempo stesso un uso completamente fuorviante e irresponsabile dell’intelligenza artificiale per creare immagini e racconti delle vittime di Pompei sui social. L’ultimo caso – dichiara il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – riguarda un post Instagram, su un profilo intestato a un professore di chimica dell’Università di Napoli “Federico II”, che parla della casa del Bracciale d’oro. È completamente fake: l’immagine è fatta con IA, il testo si legge come fatto dall’IA. È davvero sconcertante, anzi direi ripugnante, vedere al tempo stesso un uso completamente fuorviante e irresponsabile dell’intelligenza artificiale per creare immagini e racconti delle vittime di Pompei sui social.  In più, questa attività, che stento a chiamare di promozione culturale, perché è l’esatto contrario, è connessa alla generazione di introiti economici tramite un portale di raccolta fondi. Abbiamo scritto all’Università per avere un’interlocuzione, vorremmo capire se una cosa del genere è conciliabile con il codice etico di un Ateneo così importante».

Un po’ di storia (vera)

La casa del Bracciale d’Oro a Pompei (oggetto appunto della fake news) dopo le prime esplorazioni settecentesche, fu scavata per intero tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento; al suo interno sono stati trovati i resti umani di diverse vittime. Di quattro di esse, due adulti e due bambini, sono stati realizzati dei calchi secondo la tecnica in uso dall’Ottocento, che prevede il riempimento con gesso delle cavità lasciate dalle vittime nella cenere vulcanica. I quattro calchi sono visibili nell’esposizione dedicata all’eruzione e alle vittime nella Palestra Grande dell’area archeologica di Pompei. Tale esposizione, nella quale si è cercato di trovare un equilibrio tra le esigenze didattiche-museali e il rispetto per le persone che hanno perso la vita durante l’eruzione, è stata inaugurata e aperta al pubblico lo scorso. È stata l’occasione per elaborare delle linee guida per la presentazione e il trattamento dei resti umani delle vittime a Pompei, che sono state adottate dal Comitato Scientifico e dal Consiglio di Amministrazione del Parco.

Il recente riallestimento espositivo dei calchi della casa del Bracciale d’Oro 

Esempi di (buon) utilizzo dell’IA

Il Parco Archeologico di Pompei ha recentemente realizzato, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e il Laboratorio Digital Cultural Heritage, una ricostruzione digitale della fuga di un uomo durante l’eruzione del Vesuvio. Il progetto è stato sviluppato esclusivamente sulla base delle evidenze scientifiche emerse dalle indagini archeologiche condotte dagli archeologi del Ministero della Cultura, dimostrando come l’IA e le tecnologie digitali possano diventare strumenti di conoscenza quando guidati dalla ricerca.

A seguire i pannelli esplicativi che accompagnano l’esposizione dei calchi rinvenuti nella casa del Bracciale d’Oro con le varie fasi ricostruttive (©disegni di Simonetta Capecchi)