Archeologia Viva n. 240 – novembre/dicembre 2026
pp. 70-81
di Sergio Ferdinandi, Astghik Babajanyan, Antonio Mesisca, Alessandro Vaio, Michele Nucciotti, Lapo Somigli, Francesca Galanti, Elena Fausti, Chiara Mascarello, Giuseppina Enrica Cinque, Elena Eramo, Daniele Sansoni e Marco d’Agata;
a cura di Sergio Ferdinandi, Astghik Babajanyan, Antonio Mesisca e Alessandro Vaio
Una capitale che parla dell’Armenia dalla tarda antichità al Medioevo tramite strutture e reperti riportati in luce e studiati dalla Missione archeologica italo-armena sotto l’egida dell’Ismeo
Emerge la storia di un territorio stretto fra grandi imperi e via di transito fra Oriente estremo e Occidente mediterraneo
L’Armenia – terra di montagne per la quale il poeta russo Osip Ėmil’evič Mandel’štam (1891-1938), in riferimento alla sua storia tormentata, coniò lo struggente appellativo di “Paese delle pietre urlanti” – è custode di millenarie tradizioni, storie e miti, a partire da Prometeo, incatenato da Zeus sulle cime caucasiche per aver sottratto il fuoco agli Dei e donarlo all’Umanità.
E sulle vette del maestoso Ararat si sarebbe incagliata l’Arca con cui Noè, in ossequio alla volontà divina, garantì la preservazione della specie umana (Genesi, 8,4): uno dei suoi discendenti, Hayk, è considerato capostipite dello stesso popolo armeno… Centinaia di siti archeologici distribuiti in tutto il Paese, come Zorats Karer, la “Stonehenge armena”, e tanti altri solo in parte investigati, testimoniano un’antropizzazione antichissima, risalente al Paleolitico inferiore, e fanno dell’Armenia un laboratorio internazionale per le ricerche in ambito preistorico e protostorico.
