Archeologia Viva n. 240 – novembre/dicembre 2026
pp. 8-21
di Monica Salvini, Andrea Vanni Desideri e Giovanni Roncaglia
Dopo trent’anni di indagini archeologiche sotto il museo più famoso al mondo riemerge per la prima volta la vita di un intero settore della città con testimonianze che partono dall’età romana
Lo scavo archeologico sotto il celebre complesso degli Uffizi si è fatto “memoria” di una vasta area della città antica, fin dalle origini destinata ad accogliere i luoghi del potere civile, economico e religioso. Ora, il titolo stesso di un volume appena uscito, Archeologia agli Uffizi, a cura di Monica Salvini, Andrea Vanni Desideri, Francesco Fortino, Giovanni Roncaglia (Giunti 2026), realizzato in collaborazione tra Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato e Gallerie degli Uffizi, racconta il rapporto inconsueto tra ricerca archeologica – i ritrovamenti imprevisti, soprattutto nelle realtà urbane, sono un’occasione unica per ricostruire il quadro storico-topografico di una città – e uno dei musei più famosi, le Gallerie degli Uffizi, che ha come finalità primaria la conservazione e l’esposizione di capolavori.
Il complesso, costruito tra 1560 e 1570 per volontà di Cosimo I come sede degli uffici amministrativi e giudiziari del Granducato di Toscana, nacque anche per ospitare la raccolta, dapprima dispersa in spazi inadeguati, di sculture in marmo, segnando di fatto la nascita del museo che conosciamo oggi.
