Archeologia Viva n. 240 – novembre/dicembre 2026
di Piero Pruneti
Su questo numero diamo spazio in esclusiva ai risultati degli scavi effettuati a più riprese al di sotto del complesso degli Uffizi. Sono state indagini necessariamente “chirurgiche” che hanno interessato lo spazio del museo d’arte più famoso del mondo prima della sua esistenza, consentendo di ricostruire la storia antica di tutta una parte di Firenze di cui si sapeva poco o niente.
Ora chi visita le Gallerie sa cosa sta calpestando: quello che era un vivace quartiere medievale con le sue vie strette e tortuose dove si affacciavano, l’una accanto all’altra, le dimore dei signori e del popolino, botteghe di artigiani variamente specializzati – è emerso anche il laboratorio di un occhialaio –, spazi religiosi e del potere, osterie per bere, mangiare e fare altro, una delle quali ha dato alla lingua italiana il termine significativo di “baldracca”. Dunque, un insieme urbano e sociale promiscuo che è la scenografia perfetta di una città medievale.
E poi è venuta fuori la fase precedente di Firenze, quella dei “mille anni prima”, timidamente in vista delle rive insicure dell’Arno, esposte a piene ricorrenti, dove alla fine affacceranno le panoramiche vetrate delle Gallerie. Una scoperta in particolare ci dà la misura di come può evolversi uno spazio urbano: sulle sabbie alluvionali delle sponde del fiume, certamente all’esterno delle mura romane che ancora costituivano il sistema difensivo, è tornato in luce un piccolo luogo di seppellimenti “d’emergenza” forse in relazione a un’epidemia che dovette interessare Firenze fra IV e V secolo.
Gli scavi sotto le architetture progettate da Giorgio Vasari per la dinastia medicea sono un ottimo esempio di cosa può raccontarci l’archeologia sotto le mani di ricercatori esperti.
Altri due articoli ci parlano di un’Italia più antica, grazie alle scoperte relative ai rapporti fra mondo etrusco e civiltà nuragica documentati sulle due sponde tirreniche e a una principessa bambina amorevolmente deposta in una necropoli umbra dove secoli dopo sorgerà Spoleto.
Piero Pruneti
direttore di “Archeologia Viva”
