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Un carro (da Pompei) nel “nuovo” Salinas

4 novembre 2026


Un carro cerimoniale di lusso proveniente dalla città vesuviana – sorta di “berlina” aristocratica – ritrovato a Palermo nei depositi del Museo archeologico “Antonino Salinas” ed esposto ora per la prima volta: è uno dei protagonisti del riallestimento della più antica istituzione museale della Sicilia (1814). Lo storico museo palermitano ha riaperto il primo e secondo piano con un nuovo ordinamento delle sue collezioni, dal 1866 ospitate nel complesso monumentale del seicentesco ex-convento dei Padri Filippini, in Piazza Olivella. Insieme al carro, sono in mostra: l’arte etrusca della raccolta Casuccini, le donazioni Borboniche da Pompei e Torre del Greco, le Wunderkammer di gesuiti e benedettini, oreficerie… Ma anche il racconto archeologico della Sicilia occidentale e il focus sulle origini di Palermo attraverso gli scavi del Novecento e le raccolte custodite nei magazzini.

Scavo stratigrafico di un reperto

Un’importante novità per il mondo scientifico è l’esposizione del citato pilentum, proveniente dalla Casa di Sallustio a Pompei (I sec. d.C.) e “gemello” di quello ritrovato nel 2021 a Civita Giuliana (Na). Si tratta di un veicolo da cerimonia riconosciuto e ricostruito grazie alla “lettura” un corpus di oggetti in bronzo e ferro mai mostrati al pubblico: il frutto di un vero scavo nei magazzini del Salinas, dove giacevano reperti provenienti dalle donazioni borboniche di inizio Ottocento e recuperati grazie a un lungo lavoro di ricerca incrociata tra documenti d’archivio, diario di scavo, registri del museo e soprattutto attente ricognizioni nei depositi. Nel caso del pilentum è stato possibile ricostruirne soltanto la parte posteriore, essendo giunti fino a noi solo alcuni resti metallici, tra cui elementi decorativi e due delle quattro ruote originarie.

Cosa sappiamo di questo tipo di veicolo

In base ai reperti metallici conservatisi e al calco effettuato sulle parti in legno scomparse, si è potuto ricostruire un veicolo che in origine doveva essere composto da un leggero cassone ligneo largo 1,20 e lungo circa 2 metri. Nella parte superiore presentava una seduta – delimitata da braccioli e da uno schienale metallico – su cui potevano trovare posto due persone; davanti alla seduta si trovava una pedana che agevolava la salita dei passeggeri.

Dettagli e curiosità inediti

La seduta – si è dedotto – era corredata da un’imbottitura rivestita di cuoio, mentre dalle analisi in laboratorio sui frammenti di materiale organico si è scoperto che il cassone era dipinto di rosso e nero e che le ruote erano state costruite con legno di faggio, un materiale resistente e versatile. Naturalmente queste ultime erano poi rivestite da cerchioni in robusto ferro, quelli che sono visibili anche nell’esemplare ricostruito al Museo di Palermo.

Per brevi tragitti e cerimonie

Questo mezzo di trasporto va identificato con le antiche carrozze, note nella letteratura latina con il nome di pilenta (sing. pilentum), carri impiegati essenzialmente in contesti sacri e giochi (che solitamente avevano un riferimento religioso). Possiamo quindi immaginare che fosse trainato da una pariglia di cavalli e che l’impiego dovesse essere limitato a tragitti brevi, con andatura lenta, quella che si addice a processioni ed eventi solenni. Sempre a giudicare dalle fonti letterarie, i pilenta erano riservati ad alte cariche religiose, come sacerdoti e vestali, e comunque a personaggi di alto rango, soliti recarsi in carrozza a eventi ludici e cerimoniali.


Info e prenotazioni https://www.coopculture.it