Ciotole reali: vino e potere in Urartu Fra Anatolia e Caucaso

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
pp. 34-46

di Nzhdeh Yeranyan, Annarita S. Bonfanti, Astgh Poghossyan e Roberto Dan

Bevevano come i nemici Assiri: nel cuore dell’Armenia sigillato da ventisette secoli in un magazzino di Teišebai.URU/Karmir-blur giaceva uno dei più straordinari depositi di bronzi reali dell’Asia occidentale

Nel cuore della pianura dove sorge la capitale Yerevan, sotto una collina rossastra che domina il corso del Hrazdan e sullo sfondo dell’Ararat, più di duemilasettecento anni fa sorgeva Teišebai.URU (URU è il sumerogramma per città), la città che i re di Urartu chiamavano “la fortezza del dio Teišeba”. Oggi la conosciamo come Karmir-blur, letteralmente “collina rossa” per il colore prodotto dal processo di vetrificazione dei mattoni crudi dovuto al grande incendio che devastò il sito in un momento imprecisato, probabilmente nel corso del VI sec. a.C.

Fondata nel VII sec. a.C. dal sovrano Rusa II, figlio di Argišti, la città fu uno dei principali centri amministrativi e militari della fase tardo-urartea, in un periodo in cui il regno, minacciato da crisi interne e pressioni esterne, cercava nuove strategie di sopravvivenza.

Le poderose strutture, più volte ampliate, e i grandi magazzini ancora visibili nel terreno raccontano un centro vivo e mutevole, segnato da rifacimenti successivi e in parte incompleti, e da un lungo uso anche dopo la fine del regno di Urartu. È in questo scenario, sospeso tra continuità e trasformazione, che prende forma una delle scoperte più straordinarie dell’archeologia caucasica: il deposito delle ciotole reali di Teišebai.URU/Karmir-blur, il più importante corpus di oggetti iscritti appartenuti ai sovrani urartei.

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