Con i lettori Editoriale

Archeologia Viva n. 236 – marzo/aprile 2026
di Piero Pruneti

La copertina di questo numero riporta uno fra le migliaia (sic!) di lavori di Francesco Corni, credo il maggiore riproduttore e “ricostruttore” su carta della nostra archeologia. Forse non avrete notato la firma, ma tantissimi musei e aree archeologiche espongono le sue opere in modo che il pubblico “normale” possa capire qualcosa da un cumulo di rovine o rendersi conto del “funzionamento” architettonico di un edificio.

A parte la preoccupazione scientifica, i suoi disegni sono incredibili sotto il profilo tecnico: microscopici tratti di penna, cura massima dei dettagli, vere miniature ingrandibili a parete. Diceva di dover lavorare molto perché aveva una famiglia numerosa; ma quando si fa della propria attività la ragione di un’intera esistenza significa che la motivazione non è contingente, bensì profonda e “inevitabile”.

Corni è mancato ormai alcuni anni fa. La sua scomparsa è avvenuta nel silenzio, come succede a tutti quelli che “fanno” senza esibirsi. Guardava alla sostanza, tutto il resto era perdita di tempo, e nella vita non c’è tempo da perdere perché, specialmente quando non si è più giovanissimi, essa comincia a correre veloce. L’idea di dedicargli un articolo è venuta dalla pubblicazione del bellissimo volume di suoi disegni uscito postumo su Roma antica: sono centinaia solo sull’Urbe. Poi a valanga, nel suo archivio, ci sono tutti gli altri, di ogni parte d’Italia e del mondo. Un patrimonio unico e di valore nazionale, oggi raccolto e gestito dalla Fondazione che da lui prende nome.

Manca lo spazio per accennare agli altri articoli che proponiamo, tutti straordinariamente documentati anche a livello iconografico com’è nella tradizione della rivista. Ricorderò solo i “Minoici e Micenei” di Louis Godart, uno dei massimi esperti di civiltà egee, nostro collaboratore da decenni. Furono due popoli “consequenziali”, lontani ma ben presenti nei ricordi scolastici, di cui l’autore sa evidenziare l’umanità e la logica storica. 

Piero Pruneti
direttore di “Archeologia Viva”