18 febbraio 2026
Una lapide funeraria con epigrafe è stata rinvenuta a Livorno dal signor Roberto Tessari del locale Gruppo Archeologico Paleontologico. Il reperto si trovava immerso nell’acqua, scivolato da un argine probabilmente per le continue piogge, in una zona lasciata incolta, ma frequentata assiduamente da cacciatori e cercatori di asparagi. Data la pesantezza della lapide e l’impervietà del luogo, nonché la lontananza da strade carrabili, la Soprintendenza ABAP delle province di Pisa e Livorno ha organizzato il recupero con l’aiuto dei Vigili del Fuoco.
Fatta incidere dai destinatari
Si tratta di una lapide funeraria romana, alta un piede romano (29 cm) e larga un piede e mezzo (45 cm): le lettere sono capitali, ben allineate su tre righe e incolonnate per ottenere un risultato estetico. La lapide doveva essere destinata a un monumento funerario dedicato alle tre persone ricordate nel testo. Sul quarto rigo è presente la formula abbreviata V(ivus/ivi) . F(Fecit/fecerunt) a indicare che i personaggi citati, appartenenti alla stessa famiglia, hanno fatto realizzare il monumento funerario mentre erano – forse solo due di loro, i dedicanti – ancora in vita. La scoperta è interessante trattandosi di una delle rare lapidi iscritte romane perfettamente conservate rinvenute nel territorio livornese. Visto l’isolamento del sito, oggi come forse anche in passato, a carattere boschivo e non coltivato, non si esclude che la lapide possa indicare il luogo di un laboratorio di lapicida, ovvero che la lapide non sia mai stata collocata in una struttura funeraria.
Databile al II sec. d.C.
II nome gentilizio citato per i personaggi maschili (Titus Anconius Severus e Anconius Priscus) e la figura femminile (Sabinia Severa) non appartengono a personaggi noti e solo per la prima figura maschile è citato il praenomen (nome proprio); mancano inoltre per i maschi i patronimici e la tribù di appartenenza, mentre il nomen (gentilizio che indicava la gens di appartenenza) è copiato sul nome di una città (Ankòn/Ancon). Sono tutti fattori che potrebbero indicare lo status di liberti (un liberto pubblico o figlio di un liberto pubblico), ovvero quei gruppi sociali, importanti economicamente, che tra II e III sec. d.C. lasciano tracce di sé nella documentazione epigrafica dell’Etruria settentrionale, al punto da cercare di ottenere una specie di consacrazione sociale anche grazie al monumento funerario. Anche per questo si preparavano la lapide funeraria mentre erano ancora in vita.
Lorella Alderighi
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno
Foto Roberto Tessari


