Con i lettori Editoriale

Archeologia Viva n. 237 – maggio/giugno 2026
di Piero Pruneti

Una vecchia litografia del Faro di Alessandria, suggestivamente rappresentato in fiamme per uno dei probabili incidenti che potevano accadere a causa delle ingenti quantità di combustibile che vi venivano stoccate per tenere sempre acceso l’enorme braciere, è il soggetto della copertina di questo numero. La fama della capitale dei Tolemei è in gran parte affidata alla settima meraviglia del mondo e alla biblioteca dove si concentrarono i saperi del mondo antico.

Tuttavia, l’articolo del nostro egittologo Lorenzo Guardiano ci parla di una città la cui storia va ben oltre la vicenda di queste due monumentali realtà. D’altronde la forza politica e il prestigio internazionale della dinastia tolemaica, erede “alloctona” della plurimillenaria tradizione faraonica, seppe esprimersi in una megalopoli dove commerci, culture e lingue del bacino mediterraneo trovarono un formidabile luogo d’incontro e di scambio.

Poche città del mondo antico hanno svolto un ruolo altrettanto incisivo nel rapporto fra i popoli. Oggi il passato di Alessandria non è facilmente rintracciabile. I monumentali edifici non sono più individuabili a livello del suolo. I resti della città antica bisogna cercarli underground sotto una coltre di costruzioni che ha inghiottito un po’ tutto e all’archeologia è affidato il compito di comunicarne l’antica grandezza.

Un’altra capitale perduta di cui, in questo caso, credo che pochi siano a conoscenza si trova in Calabria. Ne parliamo sempre in questo numero. Fu una capitale normanna, voluta dal “gran conte” Ruggero prima che Palermo diventasse la splendida sede della dinastia venuta dal nord. Si chiama Mileto e poco ne è rimasto perché dopo il suo breve momento di gloria, la storia le ha riservato la fine spietata di quasi tutte le città abbandonate ovvero la quasi completa spoliazione di tutti gli edifici. La memoria della normanna Mileto è ora affidata al Parco archeologico medievale che fa parlare le sue rovine.

Piero Pruneti
direttore di “Archeologia Viva”