Campi Flegrei: eternità di una terra ardente Fra Greci e Romani

Archeologia Viva n. 238 – luglio/agosto 2026
pp. 62-72

di Fabio Pagano e Luigi spina
foto di Luigi Spina

In compagnia del direttore del Parco e di uno dei più apprezzati fotografi di antichità ecco un viaggio nella “terra ardente” tanto problematica sotto il profilo geologico-ambientale quanto depositaria – nonostante tutto – di una “caparbia” bellezza

I Campi Flegrei sono frammenti di memoria. Monumenti, aree archeologiche, rovine che ricordano il ruolo di questa terra nel Mediterraneo antico, e lo fanno condividendo lo spazio con un paesaggio dove ogni giorno vivono migliaia di persone. Qui l’antico è contemporaneo, per destino, perché in questo luogo le “rovine” sono gli accenti che scandiscono le esistenze.

Qui non si può relegare in recinti cosa deve essere protetto, perché l’archeologia è ovunque. I Campi Flegrei sono, da sempre, un paesaggio che stimola, sfida, seduce l’anima, richiama la percezione e richiede di essere interpretato. In questi luoghi si è tessuta la trama della presenza dell’uomo, che ha scelto di vivere su un complesso unico di manifestazioni geologiche e vulcaniche, nell’indomabile ciclo di una terra ardente.

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