Archeologia Viva n. 238 – luglio/agosto 2026
pp. 18-31
di Simona Arrighi, Jacopo Crezzini, Armando Falcucci, Giulia Marciani, Matteo Rossini e Adriana Moroni
a cura di Adriana Moroni
foto di Alfio Giannotti e Altri
In provincia di Salerno ai piedi dei monti Alburni una cavità carsica nota soprattutto per le bellezze naturali fu scelta come dimora dai primi gruppi di Sapiens arrivati nella Penisola italiana
Le grotte di Castelcivita custodiscono la narrazione di una delle storie più affascinanti del nostro passato paleolitico quando noi uomini moderni cosiddetti Sapiens raggiungemmo l’Europa meridionale
«Si giunge alle Grotte di Castelcivita costeggiando le bianche, imponenti falesie calcaree degli Alburni, lungo una strada tortuosa che si snoda tra i fiori di asfodelo in primavera e le macchie fucsia dei ciclamini in autunno. Ogni volta non posso fare a meno di pensare che quello scenario unico e immutabile è lo stesso che hanno ammirato, forse con occhi stupiti, i Neanderthal e, dopo di loro, i primi Sapiens» (A. Moroni).
Le Grotte di Castelcivita custodiscono la narrazione di una delle storie più affascinanti del nostro lontano passato paleolitico, quando noi uomini moderni, i Sapiens, raggiungemmo, presumibilmente in piccoli gruppi provenienti dal continente africano, l’Europa meridionale.
Gli scavi di sedimenti millenari hanno riportato in luce il contesto ambientale e cronologico nel quale i nostri diretti antenati sostituirono gli ultimi rappresentanti dei Neanderthal, una popolazione oggi estinta, che aveva dominato incontrastata l’Europa fra circa 250mila e 40mila anni fa.
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