Archeologia Viva n. 238 – luglio/agosto 2026
di Piero Pruneti
Vorrei riservare questo spazio all’uscita di due libri molto diversi nelle tematiche, ma prodotti dalla stessa alta professionalità scientifica e divulgativa degli autori. Uno è il “Cesare” di Alberto Angela. Molti lo avranno già letto. Si parla di una delle massime personalità della storia, che Angela ha saputo “vivere” da dentro, quasi immedesimandosi – non foss’altro per la quotidiana vicinanza con il personaggio nelle lunghe fasi di documentazione e stesura – senza tuttavia abbandonare un’apprezzabile posizione critico-riflessiva.
Per cui quel Cesare ci appare sì un grande, ma anche uomo con molti lati oscuri e, come generale, responsabile di guerre che oggi – volendo assumere una posizione di giudizio antistorica – la Corte Penale Internazionale riconoscerebbe come paurosi genocidi. In ultima analisi, Angela suggerisce la considerazione che da Alessandro a Napoleone (lasciamo da parte i mediocri macellai del nostro tempo) un filo ben colorato di sangue è il comune denominatore di tutti questi condottieri e fondatori di imperi, e che, purtroppo, questa storia non è mai finita.
L’altro è il “Sapiens” di Mario Tozzi. Un libro archeologico per eccellenza, perché quello che siamo oggi, sotto il profilo prima biologico e poi culturale, emerge dalla vicenda stessa del pianeta lunga miliardi di anni. Un’opera da regalare ai “negazionisti”: per tutte le quasi quattrocento pagine Tozzi evidenzia – e documenta – come l’uomo moderno, guidato dalla logica del profitto, con l’aggressione all’ambiente e il consumo esponenziale delle risorse («strumenti ciechi di occhiuta rapina», direbbe Giuseppe Giusti) sia avviato, nella stupida inconsapevolezza dei più, verso l’autodistruzione.
Concludo con un fuori sacco: l’“Archeolo-gia” di Giuliano Volpe, uscito per Laterza. Qui torniamo – con rara chiarezza espositiva – all’interno della disciplina propria, a quel metodo – diceva Freud – che ne fa uno strumento indispensabile per capire noi stessi.
Piero Pruneti
direttore di “Archeologia Viva”
