Archeologia Viva n. 239 – settembre/ottobre 2026
p. 96
di Giuliano Volpe
Il rapporto tra arte contemporanea e contesti archeologici monumentali è delicato e spesso interpretato in modo superficiale tuttavia non mancano esempi virtuosi…
Nell’afosa estate del 2015 un giovane scultore ventottenne, Edoardo Tresoldi, scese alla stazione di Foggia diretto verso l’assolata pianura di Siponto (Manfredonia – Fg), dov’era in corso il restauro dei resti della chiesa paleocristiana, accanto al bell’edificio medievale della chiesa di Santa Maria.
Il progetto prevedeva una semplice tettoia per proteggere i resti archeologici oggetto di scavi ascientifici alla ricerca del tempio di Diana – noto da un’epigrafe – condotti negli anni Trenta del Novecento dall’Ente Fascista Dauno per i Monumenti e per l’Arte.
Il coraggio di Francesco Longobardi e Luigi La Rocca, allora rispettivamente direttore del Parco di Siponto e soprintendente archeologo della Puglia, condusse verso una soluzione nuova oggi sotto gli occhi (ammirati) di tutti.
