5 ottobre 2026
Due reperti archeologici eccezionali sono stati riportati in luce ad Aquino, in provincia di Frosinone, negli scavi dell’antica città romana diretti da Giuseppe Ceraudo dell’Università del Salento in collaborazione con la Soprintendenza ABAB di Frosinone e Latina
Cippo con sacrificio
Il primo reperto è un cippo riccamente decorato, riutilizzato come elemento della pavimentazione presso uno degli incroci principali dell’antica città sviluppatasi lungo la via Latina. Vi compare il nome del dedicante, probabilmente un Caius Ammius Cammarus, accompagnato da un apparato figurativo di ghirlande, festoni e bucrani che incorniciano la rappresentazione di tre animali, un bue, un montone e un maiale, riuniti sullo stesso monumento.
I tre animali richiamano la triade sacrificale del suovetaurilium, uno dei più solenni riti della religione romana, che prevedeva l’immolazione di un maiale (sus), di un ovino (ovis) e di un toro (taurus). La loro raffigurazione potrebbe non avere un valore semplicemente ornamentale, ma conservare la memoria o evocare lo svolgimento di un sacrificio, forse legato a cerimonie di purificazione, consacrazione o delimitazione rituale di uno spazio.
Altare votivo per il Genio di Augusto
Il secondo reperto è un altare votivo marmoreo, il cui nuovo frammento ha consentito di ricomporre un’iscrizione già nota solo parzialmente. Il ricongiungimento dei frammenti permette ora di recuperare il testo della dedica e soprattutto di riconoscere il particolare insieme di divinità alle quali il monumento era consacrato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia. A compiere la dedica fu un facoltoso liberto, Manius Popidius Anteros, che rivestì la carica di sevirus augustalis.
L’altare introduce nella dimensione religiosa e civica della colonia, nella quale il culto dell’imperatore e della casa imperiale si intrecciava con quello della comunità cittadina, elemento di particolare interesse per comprendere le forme attraverso le quali identità civica, religione pubblica e culto imperiale trovavano espressione nello spazio urbano di Aquinum.
Fulmine sul teatro romano
Tra i risultati della recente campagna di scavo figura anche il rinvenimento di una lastra marmorea con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], legata al rituale con cui i Romani seppellivano e consacravano un luogo colpito da un fulmine.
Una testimonianza rara, che potrebbe indicare come lo stesso teatro sia stato interessato, in antico, da un evento atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina. È stato presentato anche il restauro di cinque teste marmoree, fra le quali il cosiddetto Cesare di Aquinum e la testa-ritratto attribuita a Druso Maggiore.


