Archeologia Viva n. 240 – novembre/dicembre 2026
pp. 34-47
di Joachim Weidig
schede di Chiara Arduini, Angela Baldanza, Emanuela Boutet, Silvia Casciarri, Alessandra Coen, Cristina Martínez-Labarga, Marina Micozzi e Allegra Pusceddu
La necropoli rinvenuta a Spoleto sta restituendo l’immagine di una comunità umbra in stretti rapporti commerciali e culturali con il mondo etrusco
Emerge l’immagine di una bambina della “upper class” il cui ruolo sociale probabilmente era già stato assegnato
Provenendo da Roma e Terni lungo la via Flaminia, superato l’Antiappennino umbro-laziale al valico della Somma, Spoleto appare all’improvviso, incorniciata come una spettacolare porta d’ingresso sulla Valle Umbra. Lo sguardo è subito rapito dall’imponente Rocca Albornoziana e dal Ponte delle Torri, l’antico acquedotto. La storia qui ha lasciato tracce ovunque: prima colonia romana fondata nel 241 a.C. (Spoletium), potente Ducato longobardo nell’Alto Medioevo e infine annessa allo Stato Pontificio.
Oggi, per il grande pubblico, Spoleto è soprattutto la città del Festival dei Due Mondi e dei set televisivi di Don Matteo. Ma dietro questa splendida cornice, si nasconde un segreto molto più antico.
