4 ottobre 2026
Gli scheletri di almeno tre bambini, rinvenuti tutti nella medesima sepoltura scavata nel pavimento del Tempio della Concordia di Agrigento.
Adesso saranno sottoposti alle analisi necessarie che potranno raccontare non solo a quale epoca appartenevano, ma anche i loro stili di vita e la loro alimentazione.
E’ questo uno dei risultati della nuova campagna di scavi condotta dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi che interessa uno dei monumenti simbolo della città di Agrigento e dell’archeologia greca nel mondo. L’obiettivo dei nuovi scavi condotti dall’archeologa Maria Serena Rizzo e dall’archeo – antropologo Roberto Micciché, è quello di ampliare il campione di dati e verificare quando si è cominciato a seppellire all’interno della chiesa.
Da Tempio a Chiesa
Secondo la tradizione il tempio fu convertito infatti in chiesa dal vescovo Gregorio, vissuto tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo. Fu proprio la conversione del tempio a garantirne lo straordinario stato di tutela e a valere a Gregorio la nomina a santo patrono dei conservatori dei musei. Una datazione che fino ad oggi non è stata mai confermata da ritrovamenti.
L’iniziativa odierna nasce dalla necessità di approfondire le scoperte emerse durante i precedenti interventi condotti tra il 2018 e il 2019 nell’ambito del progetto “La valle dopo gli antichi”: in quella occasione, le indagini volte a ricostruire la lunga storia del ciglio meridionale della collina e la trasformazione del tempio pagano in chiesa cristiana avevano riservato una sorpresa. Le analisi al carbonio-14 condotte sui resti ossei rinvenuti in una tomba all’interno del pronao del tempio avevano infatti datato la sepoltura al XII secolo, in piena epoca normanna.
Si tratta di una datazione che richiama quanto tramandato dalle fonti storiche, tra cui il Libellus de successione pontificum Agrigenti, che attesta la presenza in quest’area del monastero e della chiesa di San Gregorio, supportati dalle officine ceramiche per la produzione di anfore attive nella vicina area della necropoli paleocristiana. Era però necessario condurre nuove ricerche che consentissero di acquisire nuovo materiale biologico per verificare quali siano state le più antiche fasi di uso funerario della chiesa, e il Parco ha quindi deciso di tornare a scavare.





